L’italiano è una lingua difficile?



Prima di redigere questo capitolo, ho fatto una veloce ricerca su internet, imbattendomi in un tema ricorrente: “il livello di difficoltà nell’apprendimento dell’italiano varia a seconda della lingua madre di provenienza. Per uno spagnolo è più facile che per un cinese”. Una rivelazione veramente sorprendente, non ci sarei mai arrivato da solo☺

Effettivamente non tutti gli studenti si trovano di fronte alle stesse difficoltà, che non dipendono soltanto dalla motivazione individuale o dal tempo a disposizione, ma anche dal gruppo linguistico di provenienza.

Per esempio, nelle lingue slave non c’è l’articolo, quindi tutti i discenti appartenenti a quel gruppo linguistico hanno grosse difficoltà a districarsi con gli articoli italiani, che sono abbastanza complessi. Ho incontrato russi, ucraini, cechi, che hanno una padronanza dell’italiano quasi perfetta e possono interagire facilmente ai livelli più alti, ma che ancora omettono gli articoli prima dei rispettivi nomi anche in situazione relativamente semplici.

D’altra parte, poiché le lingue slave sono basate sulla contrapposizione tra sistema perfettivo ed imperfettivo, (tanto che i verbi russi vanno imparati a coppie), gli studenti provenienti da quell’area linguistica non hanno di solito problemi a capire la differenza nell’ uso del passato prossimo e dell’imperfetto, che tanti problemi crea solitamente agli altri studenti. Per esempio gli inglesi, che non hanno l’imperfetto nella loro lingua, spesso non sanno che pesci prendere quando si tratta di capire la differenza tra questi due tempi, soprattutto quando si tratta di “sottigliezze”.
Inoltre, l’aggettivo in inglese è invariabile, e questo può rappresentare un handicap al momento di accordare l’aggettivo in genere e in numero col nome a cui si riferisce.

I tedeschi, a parte qualche cronico problema di pronuncia, non si trovano bene col gerundio, perché nella loro lingua non esiste. D’altra parte la lingua tedesca ha un sistema di flessione degli aggettivi piuttosto complicato, che segue tre modelli differenti, cosicché per loro accordare gli aggettivi italiani coi rispettivi nomi è un gioco da ragazzi.

Insomma…. l’italiano è una lingua difficile?

È veramente arduo valutare il livello di difficoltà di una lingua in termini oggettivi, ma ci sono tre punti che riguardano la pronuncia che possono aiutarci a farci un’idea.

a) corrispondenza tra simbolo e suono
La fonetica italiana è decisamente regolare, facile da imparare. Con poche eccezioni è possibile intuire il suono di una lettera quando la si vede scritta. La corrispondenza tra simbolo grafico e suono è quasi assoluta.
Naturalmente ci sarà sempre qualche cervellone che vi dirà che la fonetica italiana è molto complessa perché ci sono 30 suoni contro le tradizionali 21 lettere del nostro alfabeto (infatti J, K, W, X, Y sono lettere importate da altre lingue)

“Quatsch!” (sciocchezze!), come direbbero i tedeschi (mi piace questo suono, che trovo estremamente efficace). Nemmeno per sogno! La pronuncia dell’italiano è facilmente intuibile e molto difficilmente vi inganna. La difficoltà principale è quella che riguarda le due varianti delle vocali “O” e “E”, che noi chiamiamo aperta e chiusa.
Però, analizzando bene, la variante aperta è possibile soltanto quando la sillaba è tonica, e questo già aiuta molto. Inoltre ci sono pochissime parole “omografe” (parole scritte allo stesso modo ma che hanno significato differente a seconda che la “O” o la “E” sia aperta o chiusa: pesca (fishing) – pɛsca
(peach), ma in ogni caso la parola giusta è perfettamente deducibile dal contesto della frase.
Inoltre, la stessa pronuncia chiusa o aperta delle vocali in questione cambia a seconda della provenienza regionale, così non farei di questo un punto di vitale importanza.

D’altro canto, la scelta tra la S sonora e muta può essere difficile, ma anche qui è bene ricordare che gli stessi italiani le adoprano in maniera molto discrezionale, a seconda della provenienza regionale e dell’inclinazione personale. (per ogni italiano che dice “roSa”, ne troverete un altro che preferisce dire “roZa”).
E poiché il suono “gn” di gnocchi è facilmente assimilabile da qualsiasi straniero, l’unico suono veramente difficile da pronunciare è gl “ʎ”, quando è un digramma (come nel caso dell’articolo “Gli”)

b) vocali in fine di parola
Le parole italiane difficilmente sono molto brevi (fatta eccezione, ovviamente, per articoli, preposizioni, interiezioni, etc..), e poiché finiscono tutte con un suono vocalico pronunciato molto chiaramente, rendono la vita dell’ascoltatore un pochino più facile.

c) grammatica
L’italiano ha una grammatica piuttosto complessa, come tutte le lingue neo-latine, con sette modi verbali, molti tempi, coniugazioni, e inoltre una enorme quantità di verbi irregolari, che richiedono un certo sforzo per essere memorizzati.
Paradossalmente, queste “complicazioni” finiscono col rivelarsi un vantaggio per l’ascoltatore. Per esempio, è il vostro orecchio così allenato alla lingua inglese da percepire chiaramente la differenza tra: I go, I’d go, I’ll go?, soprattutto se pronunciate in maniera molto fluente da un madrelingua? Ma in italiano anche un orecchio non eccessivamente allenato percepisce chiaramente l’abissale differenza tra: io vado, io andrei, io andrò

In conclusione, per la mia personale esperienza e per le opinioni che ho raccolto, considero l’italiano un pochino più difficile dello spagnolo e molto più facile del francese. Sono però consapevole del fatto che la vostra opinione potrebbe essere differente.

Come al solito, i vostri feedback sono bene accetti.